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Bollettino di collegamento della
Associazione Mariologica Interdisciplinare Italiana

Lettera del Presidente

Natale 2009  
  Carissima socia/carissimo socio,

         non posso lasciar passare una festa così intima e familiare senza farti pervenire gli auguri miei, dei consiglieri (Salvatore M. Perrella, Cettina Militello, Maria Marcellina Pedico, Alfonso Langella, Mario Maritano, Alberto Valentini) e del segretario Enrico Vidau.
         Perché questi auguri non si riducano a formalità, occorre non scambiare il Natale cristiano con tante «sottospecie» di Natali alternativi, che prescindono dal significato primordiale della festa stessa: la nascita di Cristo. Lo puntualizza Benedetto XVI nel 2007:

Quanto è allora importante che noi siamo realmente credenti e da credenti riaffermiamo con forza, con la nostra vita, il mistero di salvezza che reca con sé la celebrazione del Natale di Cristo! A Betlemme si è manifestata al mondo la Luce che illumina la nostra vita; ci è stata rivelata la Via che ci conduce alla pienezza della nostra umanità. Se non si riconosce che Dio si è fatto uomo, che senso ha festeggiare il Natale? La celebrazione diventa vuota.

         Il contenuto imprescindibile del Natale è dato dalla preghiera dell’Angelus, che «ci fa rivivere il momento decisivo in cui Dio bussò al cuore di Maria e, ricevuto il suo “sì”, incominciò a prendere carne in lei e da lei». L'incarnazione e la nascita di Cristo rappresentano «il primo cardine della redenzione» (Angelus, 21 dicembre 2008).

         In questa linea storico-salvifica si era posto il contributo dell’allora cardinale J. Ratzinger, che ha elaborato con perspicacia e coerenza una mariologia essenzialmente teologica, più che mai necessaria oggi nell’ambiente della boriosa intellighentia incline a svileggiare la mariologia riducendola al ruolo di cenerentola o disciplina para-teologica. Per Ratzinger invece «il mistero di Maria “custodisce” la verità del mistero di Dio e dell’economia della salvezza».

         Di fondamentale significato è da una parte il fatto che Maria con la sua maternità verginale strappa definitivamente il velo del nascondimento di Dio: ormai da Dio lontano egli «diventa il nostro Dio, l’Emmanuele – “Dio con noi”». D’altra parte non meno pregno di senso è il consenso della Vergine, che mentre rivela il Dio del dialogo nella libertà, manifesta l’essere umano non già come una marionetta mossa dall’alto senza risposta e azione propria,2 ma come assunto da Dio unitrino alla partecipazione attiva nell’opera di salvezza. Maria diviene specchio dell’uomo che risponde a Dio offrendo la propria attività per la salvezza del mondo.

         Ne consegue che eliminare oppure obnubilare Maria immette «nella negazione della creazione e nella negazione della realtà della grazia, in una concezione dell’attività solitaria di Dio che trasforma la creatura in una maschera e disconosce quindi anche il Dio della Bibbia, caratterizzato dal fatto che egli è il Creatore e il Dio dell’alleanza».3 In sintesi Maria di Nazareth è posta nel cuore della confessione cristiana nel Dio vivo, che «non può essere pensato senza di lei», poiché «ella appartiene irrinunciabilmente alla nostra fede nel Dio vivente, nel Dio che agisce».

         Ratzinger pone Maria in relazione a Dio, come segno appartenente alla costellazione teologica, in quanto partecipa allo svelamento del volto di Dio nel mondo, e nello stesso tempo colloca la donna di Nazareth nell’ambito dell’antropologia, poiché rivela l’essenza stessa della persona umana come

         apertura responsabile al Dio dell’alleanza e collaborazione nella salvezza. Sicché è giocoforza riconoscere la mariologia inscindibile dalla teologia e dall’antropologia. Scaturisce spontanea la preghiera perché nel cuore della Notte Santa anche noi possiamo contemplare insieme con Maria e Giuseppe il «Bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,12.16) e nella contemplazione crescere nel rapporto di fede e di amore con lui che per amore si è fatto uno di noi:

Chiediamo al Signore di aprire il nostro animo, perché possiamo entrare nel mistero del suo Natale. Maria, che ha donato il suo grembo verginale al Verbo di Dio, che lo ha contemplato bambino tra le sue braccia materne, e che continua ad offrirlo a tutti quale Redentore del mondo, ci aiuti a fare del prossimo Natale un’occasione di crescita nella conoscenza e nell’amore di Cristo.

         Mi sembra significativo meditare sul Natale con il sussidio di due testi di differente espressione e spessore. Il primo proviene dalla pietà popolare ed è caratterizzato da estrema semplicità, ma tutt’altro che banale e superficiale è un invito a Gesù bambino a passare dalla fredda grotta al caldo talamo dell’anima, la quale a sua volta deve trovare coraggio nel vivere la sponsalità con lui:

Bombinuzzu di ddoch’affora,
venitindi a la casa mia,
ca ti conzu lu letticeddhu
pe’ la povara anima mia.
Anima mia, no’ stari cumpusa
ca Gesù ti voli pe’ spusa
e ti voli e ti governa
mi n’diamu a la grolia eterna.

Bambinello di là fuori,
vieni pure in casa mia,
ché ti aggiusto un letticello
per la povera anima mia.
Anima mia, non stare confusa
perché Gesù ti vuole per sposa
e ti vuole e ti governa
per andarcene alla gloria eterna.

         Il secondo testo è nientemeno che del premio Nobel Salvatore Quasimodo (Poesie disperse e inedite), che con lirismo emotivo transita dal presepe di legno agli eventi accaduti 20 secoli fa attorno alla grotta di Betlemme. Se allora e sempre nel cuore di Cristo fiorisce un imperituro messaggio di pace, non così nella storia e nel mondo d’oggi. I fratelli uccidono indisturbati i loro simili. Ma fino a quando saranno così duri di orecchio e insensibili di cuore da non udire il pianto del bambino che morirà crocifisso?

 

Natale.Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno; ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce tra due ladri?

 


         Sentiamo il bisogno di fare nostra l’invocazione della liturgia: «O Astro che sorgi, splendore della luce eterna, Sole di giustizia: vieni, illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte». Siamo convinti che solo in lui possono trovare appagamento le autentiche attese del cuore umano.
         Augurandovi di mantenere vivo lo stupore interiore nella fervida attesa per la celebrazione ormai prossima della nascita del Salvatore, faccio mei i sentimenti espressi da Benedetto XVI nell’udienza generale del 23 dicembre 2005:

Questo Astro di luce che non tramonta, ci comunichi la forza per seguire sempre il cammino della verità, della giustizia e dell’amore! Viviamo intensamente questi ultimi giorni, che precedono il Natale, insieme a Maria, la Vergine del silenzio e dell’ascolto. Lei, che fu totalmente avvolta dalla luce dello Spirito Santo, ci aiuti a comprendere e a vivere appieno il mistero del Natale di Cristo.

Buon Natale a tutti!

Stefano De Fiores
Presidente AMI  

   1 Sulla mariologia di J. Ratzinger prima della sua elezione al pontificato, cf. M.G. MASCIARELLI, Il segno della donna. Maria nella teologia di Joseph Ratzinger, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007; S.M. PERRELLA, «Il segno della donna. Maria nella teologia del card. Joseph Ratzinger», in L’Osservatore romano 26-27 febbraio 2007, 4. Di prossima pubblicazione un acuto studio del vescovo teologo A. STAGLIANO, Maria figlia di Sion in persona. La mariologia personalistica di Joseph Ratzinger, San Paolo, Cinisello Balsamo 2010.
   2 Purtroppo il palese occasionalismo professato da K. Barth nel commento al capitolo 12 della sua Lettera ai Romani, e insieme l’ingiusto addebito ai cattolici di attribuire a Maria «un ruolo indipendente», gli impediscono di vedere Maria come persona degna di considerazione. Ci si domanda che cosa rimane della Madre di Dio se si toglie a lei l’azione materna! In realtà per Barth «ogni fare o non fare dell’uomo è soltanto una occasione per riferirsi all’azione divina, che sola è degna di questo nome» (K. BARTH, L’epistola ai Romani, a cura di G. MIEGGE, Feltrinelli, Milano 1962, 414). Cf. J. HAMER, Karl Barth. L’occasionelisme théologique de Karl Barth. Etude sur sa méthode dogmatique, Paris 1949.
   3 J. RATZINGER, La Figlia di Sion. La devozione a Maria nella Chiesa, Jaka Book, Milano 2005, 27-28.


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